Recensioni » Aurora Fonda 2008

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A proposito della pittura…

In certi momenti, a contatto con degli stimoli esterni, a volte siamo sollecitati a riflettere su dei soggetti e sul loro significato, e così davanti alle tele di Francesca Calcagno, soffermarmi sul senso della pittura e del suo sviluppo nella nostra epoca mi è parso un atto necessario.

Infatti, nella moltitudine di linguaggi che nascono e si evolvono grazie all’utilizzo delle tecnologie nell’ambito artistico, viene quasi spontaneo soffermarsi a pensare al ruolo e al significato che la pittura possiede nel panorama artistico contemporaneo. Oggi, davanti ad un opera pittorica, realizzata con la tecnica tradizionale, è facile che questa venga descritta con aggettivi come vecchia, inattuale, nonché interpretata come l’espressione di un’estetica ormai superata. Mentre, al contrario, gli stessi soggetti prodotti con il video, la fotografia, oppure con immagini pittoriche realizzate attraverso la mediazione di tecnologie sofisticate, vengono invece definiti come “nuovi linguaggi”, “innovativi”, vere e proprie invenzioni, imponendo come idea di “nuovo” principalmente l’evoluzione da parte degli specifici mezzi tecnologici, che nella loro trasformazione o meglio evoluzione, determinano a loro volta una mutazione che conseguentemente incide sulle forme di espressione contemporanee, dando l’impressione di trovarsi di fronte a delle opere inedite. Numerosi sono gli esempi in cui la tecnologia in sé viene vista come opera, ed il suo sviluppo viene interpretato come un passo in avanti della ricerca artistica, nonostante, in realtà, il piano sul quale si gioca il tutto è spesso quello esclusivamente scientifico. Infatti, è facile trovare delle situazioni in cui l’opera risulta essere una mera presentazione oppure rielaborazione di un invenzione tecnica che per la sua originalità e per l’applicazione che può avere nella realtà, diventa un fenomeno curioso tale da essere inserita nel contesto artistico. Il pubblico che si interessa di arte contemporanea, i collezionisti, e frequentemente anche coloro che si considerano degli esperti, sono spesso assuefatti ad una estetica legata a codici dominati da una tipologia di immagine, generalmente risultante dal mondo mediatico e pubblicitario, nel quale predomina una certa sofisticatezza grafica che soggioga e coinvolge lo spettatore e che possiamo riscontrare anche nelle opere degli artisti di oggi. Forse si potrebbe parlare di codici estetici che procedono secondo dei meccanismi scanditi dai tempi della moda, infatti anche in arte è facile rintracciare quei cambiamenti veloci che fanno apparire obsoleti lavori di produzione recente per essere sostituiti da opere apparentemente più fresche e risultanti da un tipo di espressione più “nuova”. “Le mode sono una medicina destinata a compensare, sul piano collettivo, gli effetti fatali della dimenticanza. Quanto più un’epoca è effimera, tanto più si orienta secondo la moda”. Dunque, viviamo in periodo storico nel quale il susseguirsi di “nuove forme artistiche” sta diventando sempre più rapido e necessario, in quanto le merci devono sottostare alle leggi del mercato, che di giorno in giorno diventa sempre più aggressivo e con grandi pretese. L’accelerazione nella richiesta perenne di novità, sia nelle variazioni nell’ambito della moda che in quello dell’arte, non sono altro che un parossismo del mercato che nella sua voracità ingloba qualsiasi cosa, anche ciò che dovrebbe rimanerne idealmente al di fuori. Ma, la propensione a valorizzare gi aspetti commerciali, a scapito dei contenuti, chiamiamoli artistici, non è una peculiarità esclusiva della nostra epoca, infatti questo modo di essere non differisce assolutamente da quel meccanismo che già era predominante nell’ottocento quando si andava a visitare i salons parigini. In quel contesto era stata l’Accademia a dettare i parametri estetici che dovevano essere imposti per l’ammissione ai Salons, e che riscuotevano il consenso di una borghesia ignorante e desiderosa di ottenere un riconoscimento sociale tramite la cultura. In questo tessuto, il mercato giocava lo stesso ruolo di oggi, come testimonia Zola parlando della figura del mercante d’arte: “...uno speculatore, un giocatore in borsa che se ne infischiava totalmente della buona pittura. Aveva soltanto il fiuto del successo, indovinava l’artista da lanciare, non quello che prometteva il genio discusso di un grande pittore, ma colui che con il suo talento ingannevole, gonfiato da finte audacie, avrebbe fatto colpo sul mercato borghese. E così riusciva a mettere in subbuglio il mercato, scartando il vecchio amatore di gusto e trattando unicamente con l’amatore ricco che non capisce niente, che compra un quadro come comprerebbe un un’azione in borsa, per vanità o nella speranza che salga. E’ trascorso circa un secolo e mezzo da quando lo scrittore francese elaborò queste righe, e non possiamo fare a meno di accorgerci di quanto lo stato delle cose sia rimasto invariato, le modalità operative sono le stesse, magari adesso potremmo solo notare una maggiore esasperazione rispetto alla matrice originale. Dunque, quando si parla di novità, di originale nel campo dell’arte, giunge spontaneo pensare che si tratta dell’ennesima trovata per sedurre il popolo delle mostre, dei collezionisti e di tutti gli operatori dell’arte, pubblico compreso. Ma, nonostante la sfera culturale continui la sua folle corsa suicida verso l’auto annientamento, ci sono ancora delle individualità che con il proprio lavoro riescono ad infondere nell’opera saperi e conoscenze e quella forza di fronte alla quale ritroviamo la sensazione di guardare il passato e di vedere il presente ed il futuro. Davanti ad un’opera d’arte dove non abbiamo bisogno di andare alla ricerca di significati reconditi, poiché questi sono chiaramente manifesti ai nostri occhi, nel lento segno del lavoro pittorico, nelle pennellate di colore, oppure nei tratti dei disegni che ci invitano a leggere accuratamente e a tradurre i segni e i simboli che costruiscono la composizione e che ci proiettano in una dimensione universale. La capacità dell’uomo di potere esprimere delle verità (cercare di esprimere delle cose vicino al vero) attraverso la genialità del suo operato, lo porta a dare vita a delle creazioni che possiedono delle molteplicità di piani di visione e di conseguenza offrono un’ampia gamma di letture ed interpretazioni che lo spettatore recepisce immediatamente. Con ciò, non voglio dire che esclusivamente la pittura sia portatrice di quei valori che l’arte per secoli è stata capace di trasmetterci, anzi, nel panorama artistico odierno, ci sono degli autori che sono stati capaci di dominare il mezzo tecnologico (il che non vuol dire un nuovo linguaggio) con tale maestria da dare vita a dei veri capolavori. Però, di individui che sono in grado di toccare queste sfere ce ne sono pochissimi, poiché la tecnologia, al contrario della pittura offre la convinzione che chiunque può apprendere come utilizzarla, e dunque l’improvvisazione regna sovrana anche tra la maggior parte degli artisti in erba e non, i quali credono, con grande presunzione, di conoscere approfonditamente il mezzo. Comunque, pur essendo il nostro occhio abituato ad una tipologia di immagine, e viziato da questa, che lo costringe ad una costante ricerca della medesima, non può fare a meno, quando gli viene data l’occasione, di apprezzare la magia che emerge dalle tele che sono il frutto di un’esperta manualità e che non mancano di riportare alla memoria determinati aspetti del fare artistico, che si manifesta nel rapporto che unisce l’uomo alla materia, che lo invita a plasmarla dando vita a delle “parole” diverse che ci aprono la visione su dimensioni prima inaccessibili. Perciò, anche se una certa pittura ci risulta distante e poco accattivante, paradossalmente proprio il suo essere fuori dal “nostro tempo” provoca in noi il recupero di saperi e conoscenze celati nella nostra memoria e che in questi contesti riaffiorano immediatamente. «Che cosa è piú remoto da noi della singolare pretesa di un Leonardo, per il quale la pittura era il fine ultimo e un’altissima dimostrazione della conoscenza, e ciò, secondo le sue convinzioni, perché esigeva l’onniscienza, mentre egli stesso non si esimeva da un’analisi teorica che noi contemporanei consideriamo sconcertati, per la sua profondità e la sua precisione! » Le opere legate alla cosiddetta tecnica pittorica tradizionale necessitano anche un tipo di approccio diverso. Non è possibile esporle attraverso i grandi canali di divulgazione contemporanei, in quanto il lavoro non si presta e non rende attraverso la riproduzione tecnica. Dunque, ha bisogno di essere visto dal vivo ed è solo con un approccio diretto che il nostro occhio può esperire ed avvicinarsi all’opera, ma è proprio grazie a questa sua necessità che riconquista l’aura, quell’autenticità di cui parla Benjamin nella suo saggio , infatti, nello stesso, afferma: “Il dipinto ha sempre affacciato la pretesa peculiare di venir osservato da uno o da pochi. Ed in effetti, non si può prescindere dal fatto, che una tela per il limite fisico concreto che la caratterizza, non può essere vista da un folto gruppo di persone (come invece accade per le opere cinematografiche) ma proprio per questa ragione impone allo spettatore una situazione di raccoglimento, di isolamento, che stimola la concentrazione e si spera anche una certa riflessione. Come per altro sembra voler confermare Benjamin con questi pensieri a proposito della pittura, “ma benché si cercasse di portarla di fronte alle masse, mediante le gallerie e i salon, non esisteva una via lungo la quale le masse potessero organizzare e controllare se stesse in vista di una simile ricezione” . Dunque, dopo queste considerazioni mi sembra evidente che l’arte in generale, o meglio quella che sopravvive al processo di mercificazione, non si trova alla portata delle grandi masse e tanto meno a quella della cosiddetta élite culturale. Anzi, tutto ciò che viene generalmente prodotto in questi ambiti è destinato a contribuire al graduale degrado della qualità dell’arte, dovuto alla necessità di doversi adeguare ad un approccio veloce e spesso superficiale che l’evoluzione dei mezzi di produzione ha determinato nei rapporti sociali della gente. Però, nonostante questi inarrestabili fenomeni, è certo che ci sarà sempre la possibilità che un’opera d’arte veda la luce, e per quanto il mondo industrializzato farà passi da gigante nello sviluppo tecnologico, e per quanto queste innovazioni verranno applicate anche alla creazione delle opere d’arte, di cui anche alcune di grande pregio, credo che la pittura continuerà ad esistere e ad essere sempre attuale, poiché il processo creativo che questa riesce ad innescare ha un qualche cosa che non si esaurisce mai.

Aurora Fonda