Recensioni » Luca Cristofoli 2008

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L'ombra della memoria

Memoria e super-memoria come materia tendente a 0 cioè 1: piccolo saggio sulla fiducia, sulla luce e vitalità nel processo concettuale di Françoise Calcagno, con l’auspicio che ella possa vedere con noi il realizzarsi della Terza avanguardia, nei nostri giorni, al più presto, e che con la propria ricerca possa accelerare l’avvento della rivoluzione e trasformazione della qualità e quantità della materia di per sé nella luce-luce e nella vitalità in sé, tendente a 0 cioè 1

La storia di cui parliamo è iniziata nel primo Novecento con le avanguardie che hanno coinvolto e permeato in modo indelebile e irreversibile la storia dell’uomo. Questa storia è la storia dell’emancipazione dell’uomo dagli idoli/oggetti. La Seconda avanguardia ha prodotto la luce/pensiero per percepire l’ombra degli oggetti precedenti da cui ci siamo completamente affrancati. Cos’è l’ombra? È luce + oggetto. Per cui l’ombra è la somma di due materie, è in sé una super-materia, necessita della luce e dell’oggetto. Cos’è la luce? È in sé il pensiero che era programmato nel seme dell’avanguardia. Ma l’oggetto esiste ancora, solo come scoria del pensiero, come traccia. Gli autori dei manufatti d’arte oggi producono ombre. Tutti. Coscientemente o no. L’ombra, comunque, è una forma di luce. Diversa da quella incidente l’oggetto. La natura di questa materia, l’ombra, è ciò su cui vogliamo meditare; prima dell’ultima e definitiva avanguardia che emanciperà tutti, nessuno escluso, dall’oggetto, dal soggetto, in una totale vitalità materiale e spirituale dell’esistenza. La memoria, che è materia di studio di molti autori d’arte, ha così oggi una diversa consistenza concettuale rispetto al passato, visto che anche questa è una super-materia prodotta dal tempo + intelletto. Il risultato è l’ombra dell’ombra, materia-le che gli autori d’avanguardia usano; luce risultante da superfici opache che anticipano la vera materia, che potremmo finalmente percepire non come qualcosa al di fuori di noi ma costitutiva della nostra essenza, che è luce e vitalità. Senza separazione alcuna. Come è risaputo lo stato della materia dipende dall’energia posseduta da ciò che la compone internamente, nel nucleo intimo che dà forza/esperienza di sé e vitalità; energia, che a sua volta dipende dalla temperatura del corpo e dal tipo di forze-legame che agiscono tra la necessità di esistere e l’esistenza stessa. Potremmo anche dire che dipende dall’energia degli atomi che la compongono e dal tipo di forze-legame che agiscono fra un atomo e l’altro. A qualsiasi temperatura alcune sostanze si presentano allo stato gassoso, altre a quello liquido, altre ancora a quello solido e, se la temperatura fosse veramente molto alta, potrebbero esistere solo allo stato di plasma. Questo è uno stato della materia scoperto solo di recente, ma è ovvio che esso abbia da sempre agito insieme agli altri stati fondendosi con essi, in un’unità che non siamo ancora in grado di afferrare. Questo stato della materia è il plasma, il più comune all’interno del nostro universo. E quantità e qualità della materia e dei materiali rappresentano ciò che siamo prima tenuti a studiare e poi a meditare: dall’informe di cui non si può dire nulla ai manufatti che facciamo. Usiamo il verbo «facciamo» perché è facile comprendere che, a questo livello, il plurale è dovuto e non potrebbe essere altrimenti, parlando della ricerca di Françoise Calcagno, perché essa stessa è plurale, assolutamente plurale ossia emancipata da se stessa; o meglio, questo è il suo unico obiettivo. Plurali sono tutti gli autori che hanno intimamente e con risolutezza accettato la sfida delle avanguardie. Il soggetto, nel momento stesso in cui riesce a rappresentare, esce da se stesso e si risolve nella relazione con l’oggetto rappresentato. Rappresentare è un gesto. Un gesto si chiude. L’oggetto rappresentato resta come traccia di quel gesto. Ciò che vale è ciò che resta dell’esperienza. Anche l’infima scoria. Gli autori che davvero hanno studiato si sono potuti emancipare dall’oggetto non assumendone la forma. Françoise Calcagno è a tal punto libera da qualsiasi dipendenza soggetto-oggetto da essere, in questa fase, soggetto-soggetto e a questo livello lei, come altri autori contemporanei, meditando intorno e all’interno della materia, della super-materia, si fa plurale alla prima persona e alla terza. La Prima avanguardia ha emancipato l’autore dall’ideologia dell’oggetto, un idolo, la Seconda dall’oggetto in sé, sostituendo all’ideologia il pensiero, fino a sostituire anche all’oggetto il pensiero, ed è per questo che l’oggetto, o il manufatto, in sé non è altro che una scoria del pensiero; una veste di materiale solido, necessaria per la super-materia o plasma di qualcosa che è altro. La Terza avanguardia porterà all’emancipazione dal soggetto. Di questo ci hanno parlato i nostri maestri e non v’è alcun dubbio che si realizzerà al più presto, in un tempo di cui ancora noi potremo testimoniare. Allora ciò che produciamo usufruisce della materia, dei materiali, come già detto, completi in se stessi, formati e viventi. Calcagno assume la qualità di questa materia in sé per fare una veste a ciò che qualitativamente non in-siste in questo stato della materia, per dare ancora una forma visibile e condivisibile al pensiero. La memoria è ancora materiale, lo è la super-memoria, e lo è la veste, senza alcuna separazione. Le vesti di ciò che è in sé si fanno qualitativamente più solide; la materia, l’energia si giustappongono, si fondono e si contrappongono, e tutto questo è visibile. Questa veste diventa e si trasfigura pertanto in ciò che si crede di conoscere: legno, tela, fondo attraverso pigmento, acqua, sabbia, vetro, che non vediamo veramente ma di cui percepiamo la qualità. Capiamo veramente le differenze qualitative e quantitative della materia che usiamo? La materia esiste e noi non siamo in grado di percepire altro se non materia, la sua fusione e trasformazione. Certo è che la materia, da soggetto completo e formato e vivente, diventa oggetto, ossia materiale, quando noi ne facciamo uso, la manipoliamo; rimane tuttavia la memoria di sé come soggetto. Aspirazione della memoria è tornare tempo presente, aspirazione del tempo presente è il ritorno al non-tempo. Anche quando la materia, soggetto completo e vivente, viene ridotta a oggetto, mantiene scintille interne di materia creata, voluta e mantenuta in vita; esse poi permangono, altrimenti tornerebbe al non essere, alla vita pensata. Gli autori ancora oggi danno senso al proprio essere attraverso l’azione e la volontà intellettuale è responsabile del depotenziamento dei materiali: dall’intrinseco nitore e dall’appropriatezza profonda, verso un’incerta e discutibile dimensione nuova, con il rischio che da soggetti avvolti di luci e vitalizzati e trasparenti diventino oggetti opachi. Calcagno vuole mantenere la memoria per poter tornare a questo stato. È la memoria del futuro, non ricordo del passato, è la necessità di diventare terza persona plurale, di non separare. Tempo + pensiero, questi materiali sono la sostanza e la loro fusione, che noi chiamiamo memoria. Questo piccolo saggio avrebbe voluto accennare alla ricerca concettuale di Calcagno in quanto ricerca ancorata al principio di super-memoria come super-materia-le di sperimentazione, di studio e di meditazione. È chiara a tutti l’enorme differenza tra lo studio di qualcosa a cui noi ci ancoriamo e la meditazione. Mentre nella fase dello studio costruiamo e sviluppiamo un pensiero che costituisce il nutrimento della nostra mente, ed è pur sempre un riempire, nella meditazione noi ci annulliamo nel pensiero. Siamo per svuotamento. La super-memoria esiste solo a temperature altissime, dove tutti gli atomi sono separati da quelli più vicini e tutti sono privati di gusci esterni elettromagnetici.

Epilogo: dal nucleo di Mappa della memoria numero […], una superficie di Françoise Calcagno [mem]oria in forma di cieli e nuvole in cristalli, fuoco-fiori-fuoco/fuoco! L’attesa attribuisce posizione ad ogni frammento di memoria, in una quiete innaturale. [mem]oria di passaggio di stato: per congelamento o fusione, la quiete degli atomi è innaturale. È il passaggio a definire, di sfuggita e per un tempo infinitesimale, la posizione nominale. [mem]oria di potenza di stato. Il confine fra stati è una membrana, una pellicola elastica e permeabile. La quiete è innaturale. Il movimento è memoria dello stato precedente, tra insofferenza della costrizione e riconoscimento. Il passaggio è un esperire superfici. [memoria]. La superficie è in realtà una zona molto sottile.

Luca Cristofoli