Recensioni » Bruno Rosada

La prima impressione che ti danno le opere di Françoise Calcagno è un'impressione di forza. E subito dopo avvertiamo una profonda contraddizione: c'è nelle sue opere un sapore di primitivo, che deriva forse dal fatto che le forme che si vanno componendo hanno un che di roccioso, di naturale, ma anche di geologico. Minerale insomma ma di un minerale che sentiamo proviene da ere remote, primitive e primordiali. In realtà tutti i minerali hanno questa provenienza, ma un pezzo di carbone, una sbarra di ferro, una pietra non ci fanno avvertire questa loro provenienza dalle notti dei millenni: le forme rappresentate in queste opere di Françoise Calcagno, si. E l'impressione di forza, che ti intimidisce, non è tuttavia quella di una forza bruta, ma di qualcosa che, con una parola retorica, verrebbe fatto di chiamare possanza. Non potenza, ma possanza, che indica anche potere, arroganza, prepotenza e alterigia. Non lei, Françoise, dolcissima, ma le sue opere. E' una forza che si sprigiona dall'interno, nel gioco di colori cupi con qualche bagliore igneo, e ti umilia, ti consegna ai tuoi limiti.

I toni incutono soggezione, le forme si ergono sopra di noi, noi ci sentiamo immersi in esse, incatenati, intrisi di terra e di tempo, come all'interno di un buco nero concentrato di energia e schiacciato, oppresso da una materia che rilutta a trasformarsi in energia.

E' una realtà inanimata ma non inerte, una realtà che si insedia dentro di noi per vivere in maniera parassita a spese dei nostri psichismi e delle nostre emozioni. Eppure, al tempo stesso, questa realtà appare estremamente civile e vissuta, prodotto di cultura, non già che acquisti di per sé dimensioni vitali, ma è evidente che è chi la ispira e la contempla che la vive come realtà con cui si deve fare i conti, una realtà aspra che è vista con attenta circospezione da una persona che ha intelletto d'amore.

E quella forza muta carattere, e assume l'aspetto di una forza direi michelangiolesca. E' l'arte.

Quelle forme, quei colori non sono informali di per sé, ma cangiono continuamente forma sotto i nostri occhi con moti che indoviniamo reali ma lentissimi, movimenti impercettibili, e possiamo dire che avvengono sotto i nostri occhi solo perché sappiamo che quei movimenti sono reali, che si stanno veramente effettuando.

Bruno Rosada